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mercoledì 20 maggio 2015

Parkour, le origini!

Il parkour, spesso abbreviato in PK, è una disciplina metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni ‘90. Consiste nell'eseguire un percorso, superando qualsiasi genere di ostacolo vi sia presente con la maggior efficienza di movimento possibile, adattando il proprio corpo all'ambiente circostante, naturale o urbano, attraverso volteggi, salti, equilibrio, scalate, arrampicate, ecc.




Il parkour trae ispirazione dal metodo naturale di Georges Hébert, ufficiale di marina francese, che nei primi anni del novecento sviluppò un particolare metodo di allenamento per l'addestramento delle truppe, definito Hébertismo 

 il cui motto è 

«Essere forti per essere utili».



Il principio alla base del metodo hérbertiano è che il miglior modo per allenare un uomo è farlo esercitare nei movimenti naturali che sa fare, in situazioni che la natura gli presenta e gli richiede.

Per tale sviluppo fisico  Hébert descrisse le 10 attività fondamentali:

 
Arrampicata
Corsa
Equilibrismo
Lancio
Lotta
Marcia
Marcia quadrupede
Salto
Trasporto
Nuoto



Il passaggio da tale pratica di allenamento al parkour è dovuta a David Belle, figlio di un pompiere addestrato proprio con il metodo di Hebert, che fin da giovane sperimenta percorsi e tracciati. 



Da adulto egli intraprende una carriera militare, che lo porta a vincere numerosi trofei nei "percorsi del combattente" e a maturare esperienze che si rifletteranno poi nella nascita del movimento. Alla carriera militare segue il mestiere di pompiere, che David è costretto ad abbandonare per via di un infortunio al polso. Ancora innamorato del movimento, in quel periodo Belle unisce le sue esperienze agli insegnamenti dell'hérbertismo in una vera filosofia e fonda così il Parkour, che risulterà più funzionale degli stessi addestramenti militari precedenti. David non è il solo fondatore della disciplina, in cui viene affiancato da varie personalità tra cui il gruppo degli Yamakasi, fondatori dell'Art du déplacement...



...e Sebastien Foucan, ambasciatore del FreeRunning.





La diffusione del parkour avvenne in primo luogo tramite passaparola, ricevendo in seguito l'attenzione di internet: da diversi anni, infatti, il principale mezzo di diffusione del Parkour è stata la rete, che contribuiscono all'ulteriore diffusione e conoscenza di questa pratica.

In sintonia con il Metodo Naturale di Hebert, l'approccio prevede un allenamento lento, progressivo e graduale per migliorare tutte le caratteristiche atletiche dell'individuo. Molti novizi cercano di accelerare i tempi (uso di attrezzatura, materassi, palestra, ricerca disperata di istruttori) e di imparare più rapidamente possibile, ma questo è parzialmente contrario all'ideologia di base del parkour. 


Difatti l'ambiente circostante (naturale o urbano) è in grado di insegnare tutto quello di cui si ha bisogno per muoversi in esso e per rispettare il proprio corpo: il tracciatore virtuoso persegue un "ascolto" dei segnali del proprio corpo finalizzato ad un suo miglioramento lento ma molto più efficace. 
Il raggiungimento di questa coscienza di sé, del sapere interpretare le proprie "sensazioni" e dei propri limiti richiede tempo, visto che si basa sull'esperienza diretta. La formazione del necessario bagaglio di conoscenza richiede di vivere in prima persona numerose e diverse esperienze, spesso spiacevoli se affrontate con frustrazione (insicurezza, paura, senso di incapacità, lentezza nel progresso). 

L'allenamento si divide in due fasi: 
  1. il potenziamento fisico  
  2. la pratica sui percorsi (o tracciati). 

La prima non è strettamente connessa al parkour, e può far uso di qualsiasi movimento che aiuti a migliorare il controllo del corpo e aumentare i propri parametri di forza, velocità, equilibrio ecc. 

La seconda invece prevede la scelta di un punto di partenza e uno di arrivo, e l'analisi critica di tutti gli ostacoli tra i due. Il tracciatore esperto è in grado di trovare le combinazioni giuste di tecniche e movimenti per percorrere il tracciato nel modo più fluido possibile. 
Molti traceur hanno dei tracciati prediletti che continuano a perfezionare negli anni.

Il parkour è proposto sia come disciplina sia come stile di vita, modo di pensare: dopo l'inizio della pratica di questo sport, si inizia ad analizzare tutto in un altro modo. 

Qualsiasi appiglio o ostacolo viene osservato come un punto di appoggio da superare in maniera fluida ed efficiente. Questo insegna nella vita di tutti i giorni a non arrendersi mai davanti ad un problema ma, al contrario, sfruttarlo per proseguire in modo ancora migliore la marcia verso il proprio obiettivo finale.                          Alcune tra le posizioni base sono:



                                             TIC TAC



Un movimento molto versatile. Nella sua forma base può essere utilizzato per disfarsi di un ostacolo con un passo sul muro. Ma con un po' di ingegno e di applicazione si possono eseguire fino a 5 passi sul muro, si può salire sempre più in alto o semplicemente si può collegare il movimento con altri per creare combinazioni complesse. Il traceur si avvicina al muro con un leggero angolo di taglio. In entrata al movimento la sua corsa è rilassata ma, una volta arrivato nei pressi del muro l'azione si fa più potente; Senza perdere lo slancio cerca di portare la gamba più vicino al muro il più alto possibile. 

                                    MONKEY VAULT



Uno dei più popolari movimenti di base da dover padroneggiare prima di proseguire nella pratica. Come per ogni altro movimento, l'esercizio è fondamentale. 
E’ utilizzato per superare facilmente ostacoli quando la distanza non è un problema. In prossimità di una ringhiera per esempio dopo aver poggiato le mani alla sbarra ed aver iniziato la spinta in alto, le ginocchia passano tra le braccia del traceur e la ringhiera simulando il salto di una scimmia.  
                                  King Kong Valut







Il salto King Kong è utilizzato per superare ostacoli alti all'incirca fino al petto. 
Può essere utilizzato per altezze differenti ed è solitamente accompagnato da una caduta finale. 
E' utilizzato per superare ostacoli quando il vostro intento è coprire una lunga distanza. 
Si corre verso il muro e si piantano i piedi prima di saltare. Una cosa importante da fare con il salto Kong al contrario del salto della scimmia è di saltare un po' prima di raggiungere l'ostacolo. 
Questo significa doversi allungare nel movimento. 
Una volta iniziato il salto, il posizionamento delle mani diventa l'elemento più importante. 
Le mani dovrebbero essere poste in maniera salda e stabile sul muro. 


Ringraziandovi per il tempo dedicato alla lettura di questa recensione rinnovo l'appuntamento alla prossima review.



 Nik Fitwell







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